Architettura del '900

 

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I luoghi dell'ospitalità e dell'accoglienza, situati tra interi quartieri residenziali, realizzati per accogliere popolazioni migranti in cerca di lavoro, e strutture imponenti come gli ospedali o la Fiera: tutti esempi di un'architettura al servizio dell'uomo capace di lasciare un segno nella storia, di chi li vive, di chi li ha vissuti o semplicemente di chi li ammira.

Gli esempi migliori di architettura del '900 ci arrivano dai quartieri residenziali: il Villaggio INA di Cesate o il Villaggio IACP di Bollate sono realtà ancora funzionanti che ci parlano di progetti al servizio della popolazione, realizzati in decenni segnati da ondate migratorie, viaggi della speranza che in alcuni casi trovavano asilo in strutture avveniristiche per i tempi, ma con dettami strutturali spesso legati alla tradizione lombarda di edificazione. Interi quartieri a servizio di immense aree industriali, dove architetti come Mangiarotti, Morassutti, Canella, Marescotti e Gardella hanno lasciato tracce del loro passaggio attraverso strutture innovative, citate sui manuali di architettura. Allo stesso modo, Fuksas ha reinterpretato antichi schizzi di Le Corbusier e i dettami costruttivi delle case di ringhiera per creare il progetto della Fiera: una vela di un chilometro e mezzo che si districa fra padiglioni espositivi e strutture futuristiche simili a grossi insetti panciuti di acciao e vetro. Simbolo dell'eccellenza del Made in Italy nel mondo, con dimensioni che la portano in vetta alla classifica dei poli fieristici europei per dimensioni e offerta di manifestazioni ed eventi.

Fiera Milano

Fiera Milano comprende otto padiglioni che mettono a disposizione oltre 400.000 metri quadrati espositivi: la struttura sorge nell’area dell’ex raffineria Agip di Rho-Pero, nelle immediate vicinanze della città. Ha una superficie lorda di 530mila metri quadrati su un’area complessiva di 2 milioni di metri quadrati, bonificata dalle scorie di un passato industriale. Una “vela” di vetro, larga oltre 30 metri e lunga un chilometro e mezzo, taglia l’asse centrale del centro espositivo collegando la Porta Est e la Porta Ovest della Fiera per mezzo di una passerella coperta che si alza a sette metri da terra. Il punto più elevato della struttura arriva a 35 metri di altezza con il "vulcano" del Centro Servizi.

Fiera Milano
Villaggio IACP Bollate

Il complesso è stato progettato da architetti guidati da Guido Canella nei primissimi anni settanta e concluso all’inizio del decennio seguente. La struttura del complesso presenta un doppio blocco in linea che trova le radici nelle dimore storiche, ville e cascine, della zona di pianura soprannominata “asciutta” che caratterizza il territorio al quale Bollate appartiene. Cascine sempre costituite da una parte residenziale, il blocco alto, e una parte destinata al ricovero degli attrezzi, degli animali e del fieno, il blocco basso. Tra gli elementi architettonici caratteristici, possiamo notare i corpi scala staccati dalle facciate e collegati da ballatoi aerei e porticati a piano terra che disegnano percorsi e ricavano ambienti utilizzabili dalle persone. Strutture oggi rivalutate come esempi di utopie urbanistiche per l'accoglienza nate in un periodo di forte inurbamento delle periferie.

Villaggio IACP Bollate
Villaggio INA Cesate

Costruito dall’Ina Casa nel 1956 per ospitare gli allora "nuovi lavoratori" dell'area e progettato dagli architetti più geniali dell’epoca: Franco Albini, Gianni Albricci, Lodovico Belgioioso, Enrico Castiglioni, Ignazio Gardella, con un occhio alle città giardino inglesi e ai progetti di villaggio/comunità maturate in seno al Movimento Moderno. La scuola elementare del Villaggio Ina, progettata dallo studio BBPR nel 1957 ha una pianta irregolare con aule pentagonali, tutte con accesso diretto al giardino e alla palestra. Una scuola a misura di bambino, un edificio amico e familiare. Il centro sociale, che oggi ospita la Croce viola e l’Associazione culturale Cixate, fu opera di Albini.

Villaggio INA Cesate
Ospedale G. Salvini

Non un semplice ospedale... Fu costruito nel periodo dal 1923 al 1930 su progetto dell'architetto Giannino Ferrini, a padiglioni dotati di ampie vetrate e terrazze, che convergono sul corpo centrale della chiesa e dei servizi. Sorta nella grande area della pineta immersa nel Parco delle Groane, questa grande opera si rese necessaria a causa del diffondersi in quegli anni di molteplici malattie polmonari, in particolare della tubercolosi, sia a Milano sia nel circondario. Distava solo 1.500 m dal paese al quale era unito da ampio viale alberato e disponeva di un'aerea di ben 750.000 mq occupata in gran parte da bosco di conifere. La cappella centrale è un importante esempio di architettura sacra neorinascimentale e ospita saltuariamente concerti ed eventi musicali di vario tipo durante tutto l'anno.

Ospedale G. Salvini

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